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nov
13th

20 anni dentro per un blog in Birmania

Autore: motherboard | Pubblicato in Internet

 

In birmania per aver posseduto dei video compromettenti, per aver riversato nei post del suo blog le proprie preoccupazioni riguardo all’assottigliarsi delle libertà concesse ai cittadini del Myanmar passerà 20 anni della sua vita in carcere.

E’ la storia di Nay Phone Latt, arrestato lo scorso gennaio: vicino al partito di opposizione, la Lega Nazionale per la Democrazia, aveva seguito passo passo il dipanarsi delle proteste condotte dai monaci. Oltre ad aggiornare i suoi concittadini attraverso il suo blog, aveva sfidato le censure e la propaganda offrendo alla rete una testimonianza attraverso una campagna informativa condotta via email per documentare, attraverso cronache e foto, gli eventi dello scorso settembre. Aveva inoltre dato spazio nel suo blog ad una vignetta satirica che raffigurava il capo della giunta militare.

La cornice della situazione: internet a singhiozzo, netizen locali che provano a difendere strenuamente il loro diritto ad esprimersi e il diritto dei cittadini ad essere informati, giornalisti costretti ad agire nell’ombra, approfittando dei mezzi in dotazione degli utenti dei social media, ma possono ancora documentare gli abusi a cui assistono, veicolandoli all’estero attraverso collegamenti traballanti. Infine: il blackout del Web imposto dalle autorità.

Ma i tentativi per resistere alla propaganda sono molti e da tutti i fronti:  l’occhio del satellite che testimonia la situazione, i villaggi distrutti, gli insediamenti controllati dai militari; i social netizen di tutto il mondo che attraverso FaceBook esprimono la loro opinione, sottoscrivendo in migliaia; infine la blogosfera (anche italiana) che pubblica centinaia di post di solidarietà e il metamondo di SecondLife, dove gruppi di simpatizzanti si ritrovano a formare catene umane di solidarietà.
20 anni dentro per un blog in Birmania

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