
Da pochi giorni si è chiusa la battaglia che vedeva contrapposte la Microsoft, produttrice dei sistemi operativi Windows, e l’Unione Europea che chiedeva all’azienda di permettere agli utilizzatori di quest’ultimo la scelta del browser da utilizzare dato che di default è presente unicamente Internet Explorer.
L’UE è riuscita a vincere e nei prossimi cinque anni la Microsoft si impegnerà (solo nel territorio europeo) ad includere negli aggiornamenti di Windows una schermata che permetta di scegliere se installare un altro browser in alternativa ad Internet Explorer, se lasciare la situazione invariata o se cancellarlo addirittura.
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Nelle ultime ore ci sono state interessanti novità riguardanti la diffusione della banda larga nel bel paese: il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola ha infatti reso noto che l’attuale governo stanzierà dei fondi per la diffusione della banda larga in tutta Italia entro la fine di questo anno.
Nell’ultimo periodo erano girate voci riguardanti un ipotetico stop del progetto per dare spazio a questioni più importanti ma, a quanto pare, il governo ci ha ripensato dato che il ministro ha annunciato tutto in un’intervista rilasciata a SkyTG 24.
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L’80 per cento di tutti gli internauti italiani preferisce l’informazione che passa per il modem. E’ il risultato di una recente ricerca di Astra Ricerche, che evidenzia come perno del successo di una fonte di informazioni online la qualità delle notizie. Ci sono infatti, solo nel Belpaese tre milioni di persone a pagare per essere aggiornati, purchè, condizione necessaria, siano affidabili. La televisione tradizionale si ferma al 63% tra le fonti preferite dagli italiani per informarsi, mentre i quotidiani nazionali si attestano poco più del 20%. Continua a leggere…

E la Cina attacca ancora Google, celeberrimo motore di ricerca, colpevole secondo il Ciirc (China Internet Illegal Information Reporting Centre) di aver nuovamente ignorato le disposizioni anti-pornografia. La minaccia per Google è rappresentata dal blocco per i siti esteri. Rischio troppo pesante per essere ignorato che porta il motore di ricerca a piegarsi alla censura.
E non è la prima volta: già in gennaio e marzo 2009 il gigante di Mountain View che ha dovuto applicare dei blocchi al serch engine e a You Tube. L’accusa? Sempre la stessa: Google non rispetterebbe le norme anti-pornografia previste dal governo cinese.
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