Che titolo insolito vero? Parliamo di supercomputer e dell’aggiornamento della classifica Top500.org. Vi aggiorniamo sulla gara: il vantaggio ottenuto dal cuculo (Roadrunner, di IBM) sul giaguaro (Jaguar, di Cray) è stato minimo. Nella 32esima edizione, infatti, i giganti di IBM e Cray, sono stati gli unici a presentare la fantastica performance di ben 1 petaFLOPS (udite udite, 1015 operazioni in virgola mobile eseguite in un secondo dalla CPU.
Abbiamo detto dalla CPU, ma nel nostro caso dalle CPU, infatti il vincitore monta ben 129600 core.
Il vincitore assoluto della gara è, però Linux, che gira sull’87,80% delle macchine presenti all’appello, seguito poi da sistemi “Mixed” (6,20%), e da quelli Unix (4,60%). Da notare la presenza di soli 5 supercomputer Windows (1 %) e solamente 1 Mac OS X. Non è da prendere anche questa volta dicendo “Ecco la dimostrazione che Linux è migliore di Windows”, il sistema “Made by Microsoft” ha infatti limiti strutturali riguardo al numero di CPU.
Di Roadrunner, il vincitore, si conosce già tutto. In vetta alla classifica dei supercomputer più potenti al mondo già dallo scorso giugno, il “bolide” di Big Blue è impiegato presso il Los Alamos National Laboratory (LANL) ed è in grado di elaborare 1,105 petaFLOPS. Rispetto alla scorsa primavera, il sistema ha beneficiato di un piccolo aggiornamento che ne ha incrementato lievemente la potenza.
Altra nota: non è questo il limite raggiungibile con la tecnologia odierna del numero massimo di operazioni al secondo; basterebbe infatti che il committente chiedesse l’implementazione di nuovi core che si potrebbe raggiungere con tranquillità i 3 teraflops. Quindi la tecnologia dei supercomputer ha un prezzo altissimo considerando che il vincitore consuma 2,5 MW e il giaguaro 7 MW.
La posta è alta e i produttori di supercomputer iniziano una sfida serrata. L’industria dei supercomputer è cresciuta enormemente negli ultimi dieci anni, e oggi viaggia parallelamente con la scienza che se ne serve. Infatti, superare la barriera del petaflop significa per gli scienziati di approfondire molti campi di studio nuovi, finora semisconosciuti.