
Il dubbio c’è sempre (o quasi) stato sulla nocività delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari per comunicare, telefonare, inviare SMS, chattare, condividere e quant’altro. L’opinione pubblica non sempre pone attenzione a quello che è un dibattito non abbastanza approfondito per considerarsi chiuso, almeno secondo l’EWG, Environmental Working Group.
Riflettendoci, il progresso della tecnologia mobile è stato, e lo è ancora, inarrestabile: accostando un cellulare primi anni 2000 e un iPhone ce ne si rende conto. Ma se prendiamo ad esempio un obsoleto Siemens A57 e andiamo a visionare il livello di SAR (Tasso di Assorbimento Specifico), leggiamo un valore vicino allo 0,50 W, oggi è difficile trovare un cellulare con un tasso di emissione così basso. E allora dov’è questo progresso?
Secondo un nuovo studio c’è una più alta probabilità di iperattività nei bambini le cui madri hanno spesso utilizzato il cellulare durante la gravidanza, mentre ricerche meno recenti parlano di leucemie, carcinomi, anomalie al sistema nervoso e all’endocrino. Il ministero della salute francese ne sconsiglia l’acquisto per i bambini e secondo altre ufficiali linee guida tenendo il cellulare nella tasca dei pantaloni si comprometterebbe la fertilità maschile.
Senza essere complottisti, possiamo notare come la ricerca di un cellulare a basse emissioni sia complessa, sia per quanto riguarda la quantità di modelli disponibili, sia per la poca chiarezza delle case produttrici: in alcuni manuali viene riportata la misurazione alla testa, in altri la media su tutto il corpo, a volte non sono addirittura presenti le informazioni riguardo al SAR (seppur illegalmente), ed infine capita che ci sia discrepanza tra i vari sistemi di misurazione.
In ogni caso, la Samsung esce a testa alta dalla classifica posizionando ben 5 modelli nella top ten dei più virtuosi, mentre BlackBerry e Motorola confermano lo scarso impegno in argomento ed Apple si pone a metà classifica con l’iPhone.
