Mumbai, anche le stragi sono hi-tech
Gli echi dell’attacco terroristico di Mumbai risuonano ancora nelle valli del web. Ma ciò che colpisce di più è l’alta tecnologia utilizzata nell’attentato.

Ma andiamo per ordine:
- il gruppo terroristico parte e raggiunge il luogo (precedemente studiato con pazienza certosina attraverso foto satellitari) su di un gommone grazie ad un navogatore GPS.
- molti componenti si armano di Blackberry di ultima generazione per comunicare via voce e via web e di dispositivi voIP (comunicazioni più difficilmente tracciabili)
- alcuni portano con sè cellulari dual-SIM e telefoni satellitari (taluni rimpiazzati durante l’azione con quelli sotratti alle vittime incontrate)
- poche ore dopo l’inizio della messa a ferro e fuoco dell’hotel, un email di rivendicazione giunge alle agenzie di stampa (inizialmente sembrava di provenienza russa, ma si scoprirà il depistaggio: l’email proviene dal Pakistan)
- nei piani della banda compare anche il web, attraverso il mare magnum delle news pubblicate subito dopo dell’inizio dell’attacco, i terroristi anticipano le mosse della polizia
- dopo poco le televisioni che trasmettavano (grande errore), la situazione facilitando la banda, interrompono le trasimissioni, ma….. nessuno pensa al web, dove proliferano notizie, commenti e anche video quasi in tempo reale
- e infine l’utilizzo dei social network come Twitter
“Non sta scritto da nessuna parte che i terroristi non possano utilizzare la tecnologia già disponibile per tutti gli altri” commenta Ajay Sahni, direttore esecutivo del New Delhì Institute for Conflict Management. “Gli unici a non esserne al corrente sembrano essere stati i soldati delle forze di sicurezza indiana, troppo arretrate per poter comprendere le tecnologie utilizzate dagli assalitori”.
Giustamente, la colpa non è della tecnologia, i terroristi esisterebbero lo stesso e probabilmente anche l’attacco di Mumbai ci sarebbe stato, con o senza BlackBerry, Voip e GPS…

